I bestioni d’acciaio dei marine a Marja, la capitale delle bombe e dell’eroina afghana
Gli Assault Breacher sono bestioni da settanta tonnellate, hanno un motore da millecinquecento cavalli e un enorme rostro d’acciaio che s’infila nel terreno morbido del sud dell’Afghanistan e svelle le bombe nascoste dai talebani. Terriccio, esplosivo, cavi elettrici e detonatori, quando i rostri avanzano abbassati trascinano via tutto, sobbalzando appena allo scoppio degli ordigni più potenti, e arano una pista pulita e larga come la corsia di un’autostrada per i soldati che seguono a testa china.
5 AGO 20

Gli Assault Breacher sono bestioni da settanta tonnellate, hanno un motore da millecinquecento cavalli e un enorme rostro d’acciaio che s’infila nel terreno morbido del sud dell’Afghanistan e svelle le bombe nascoste dai talebani. Terriccio, esplosivo, cavi elettrici e detonatori, quando i rostri avanzano abbassati trascinano via tutto, sobbalzando appena allo scoppio degli ordigni più potenti, e arano una pista pulita e larga come la corsia di un’autostrada per i soldati che seguono a testa china. I marine li hanno ricevuti in consegna a dicembre, ma è adesso, nella riconquista della capitale della droga afghana, Marja, dalle mani dei talebani che i Breacher dimostrano la propria efficacia in combattimento. Quando non aprono la strada di petto e i campi si trasformano in vicoli o in curve troppo anguste per manovrare, possono lanciare speciali cavi ripieni di plastico lunghi un centinaio di metri, che atterrano sul tratto da sgombrare ed esplodono, e con sé fanno esplodere anche le mine seminate dai talebani.
Curioso come la guerra contemporanea che si combatte pochi chilometri a nord del confine invisibile con il Pakistan abbia assunto connotati mostruosi e fantastici, più del solito, macchinari giganteschi che smuovono la terra e catapultano cariche esplosive, elicotteri che si posano sui tetti delle case per depositare drappelli di soldati ed espugnare per primi i palazzi chiave della città, ma senza ingaggiare i guerriglieri due strade più in là.
I nemici proteggono Marja con la solita tattica, resistenza sporadica, dissolviti davanti al nemico e rapprenditi alle sue spalle. I quindicimila soldati, marine americani, britannici e afghani, impegnati nella retata antidroga più grande e più armata della storia lo sanno, si tengono bassi per evitare i colpi isolati dei cecchini – negli ultimi due giorni sono stati il pericolo più grande, hanno costretto anche il generale dei marines Larry Nicholson a gettarsi a terra. La fase più difficile arriva adesso, mentre il controllo nominale della città cambia di segno e passa dai talebani della Shura di Quetta alle mani dei marine – la shura è il consiglio di guerra, Quetta è la città pachistana qualche chilometro al di là del confine dove i gran capi talebani guidano la guerra impunemente. Sfondare le linee è facile, soprattutto quando hai dalla tua i Breacher rompighiaccio terrestri e gli elicotteri da guerra. Difficile è tenere il territorio, il fronte liquido, con i talebani che forse sono scappati in Pakistan forse tengono in ostaggio intere famiglie nello stesso quartiere che il comando presume sotto controllo. E’ fare la guerra dentro un presepe che i guerriglieri hanno trasformato nella chiave di volta per il controllo della valle del fiume Helmand, che a sua volta è la chiave di volta dell’intera strategia americana, perché le rive dell’Helmand sono la rotta della droga e anche la rotta da e verso i santuari pachistani: Marja era una città destinata a diventare campo di battaglia.
E’ in questa situazione che giorni fa i razzi americani sparati fa contro una casa piena di nemici ne centrano un’altra e uccidono una famiglia, dodici persone, e racconta l’inviato del New York Times che i marine che avevano chiesto l’intervento hanno capito subito l’errore e si sono messi a maledire gli artiglieri e hanno chiamato un Blackhawk, un elicottero, per evacuare i feriti, ma quando quello è arrivato i talebani nella casa risparmiata dalla salva hanno sparato all’impazzata su medici e feriti. Il generale McChrystal ora ha fermato l’uso di razzi. Marja è caduta e il nemico fugge verso il Pakistan, ma Marja è irriducibile e il nemico origlia da dietro la porta. Come a Fallujah, in Iraq, la roccaforte della guerriglia sunnita. Sei anni fa, ma sembra passato un secolo, e l’esercito americano ha imparato a combattere secondo uno schema totalmente diverso.